Il sound editor Javier Quesada Anaya vince un Golden Reel Award per il film Roma

02 Mag 2019
javier quesada

Riportiamo un'intervista a Javier Quesada realizzata dai nostri colleghi di SAE Institute UK.


Il 17 febbraio scorso, Roma ha vinto il premio Golden Reel per Oustanding Achievment in Sound Editing: Feature Film (Foreign). Abbiamo parlato con uno degli editor dei Sound Effects, Javier Quesada Anaya, attualmente iscritto al corso MA/MSc in Professional Practice in SAE Institute.

Come ti senti dopo questo incredibile risultato?
Molto contento. È veramente incredibile essere ricompensato con un premio che rappresenta la più bella soddisfazione che si possa avere nella vita. Ciò aiuta anche i registi a raccontare storie con il suono. Ottenere un riconoscimento dalla Motion Picture Sound Editors (MPSE) aiuta sia a rimanere umili che a motivarsi. Aiuta a rimanere coi piedi per terra perché la maggior parte degli altri candidati e vincitori di premi che ho visto agli awards sono artisti di cui ho ammirato il lavoro e che ho seguito per anni. È anche motivante perché tutti gli altri candidati e membri della giuria sono persone come me, che dedicano la propria vita a migliorare l’arte dello storytelling con il suono e avere la loro approvazione mi stimola davvero a continuare a dare il meglio, migliorando la mia capacità di saper fare.

Ti aspettavi di vincere?
Onestamente ero contento già solo con la nomination. A mio avviso, I film drammatici di solito non vengono difficilmente riconosciuti e in modo poco equo per il loro suono. Avevo fiducia nel lavoro che abbiamo fatto e sapevo che abbiamo messo insieme una colonna sonora che suona davvero bene, ma il suono in Roma è più che altro un mezzo per riportare al presente i ricordi di Alfonso, proiettando lo spettatore al Messico dei primi anni 70, più che impressionandolo con effetti sonori e catturandolo attraverso leitmotif.

Puoi raccontarci qualcosa a proposito degli altri sound designer e gli artisti con cui hai lavorato in Roma?
Sono ancora entusiasta di aver lavorato in un team di persone così talentuose e impegnate. È stato davvero uno sforzo di gruppo. A un certo punto c’erano circa 50 persone coinvolte nel dipartimento sonoro, dove la registrazione di suoni, la preparazione preventiva del suono di alcune scene o l’editing ADR, hanno giocato il proprio ruolo e questo si nota quando lo ascolti nel film. Ho lavorato su numerosi progetti con Sergio Diaz, il supervising sound editor. Conoscevo il lavoro di Skip Lievsay e Craig Henigan ma non avevo mai condiviso un credito con loro in passato. Quando ho scoperto che avrebbero realizzato il mix in Atmos, ho capito che le nostre tracce erano in ottime mani.

javier quesada

Come sintetizzeresti il tuo percorso professionale fino a questo punto?
È stato un viaggio incredibile. È una professione dura all’inizio e penso che non smetta mai di esserlo ma non avrei mai immaginato di fare altro nella vita. Sono stato molto fortunato ad aver lavorato su progetti così sfidanti e unici, insieme a registi così orientati al suono in generale. Gli ultimi 3 film sui quali ho lavorato, The Untamed di Amat Escalante, Desierto di Jonas Cuaron e Roma di Alfonso Cuaron hanno in comune il fatto di essere stati diretti da registi molto inclini a sfruttare le potenzialità del suono, quindi non ci sono state lamentele su questo. una nuova generazione di registi con cui ho lavorato è ben consapevole del potere narrativo del suono. Inoltre, la tecnicologia e gli strumenti di lavoro migliorano continuamente, quindi è un momento ottimo per lavorare come sound engineer.

Cosa ti ha spinto a studiare in un corso Master in SAE Institute?
Dopo aver finito di studiare in SAE Institute Barcellona, sono sempre stato alla ricerca di letteratura sul suono e sui film. In particolare, testi che combinassero questi due elementi: libri sul suono per il cinema. Credo che l’interesse verso i temi che ti appassionano di più non sia mai abbastanza. Ho voluto proseguire in un percorso postgraduate, sia per crescere come professionista che per rispondere ad alcune domande di cui cercavo una risposta durante la mia carriera. Quando ho scoperto della possibilità di proseguire i miei studi in SAE Institute, la mia scelta è stata molto facile e logica. SAE Institute è dove ho imparato lda zero e basi del suono e l’arte di lavorare in sound engineering. I percorsi formativi sono molto focalizzati per chi voglia specializzarsi in audio e un Istituto che ha fatto questo per più di 40 anni aiuta non poco.

In quale area ti stai specializzando?
Post-produzione sonora per il cinema.

Cosa ti sta piacendo di più di questo corso?
Mi sta piacendo molto la reflective practice e la ricerca strutturata, così come la peer review e lo scambio di feedback con i ricercatori e i supervisori accademici. Ma ciò che mi appassiona di più sono le porte che mi sta aprendo il percorso formativo.

Su quali altri progetti stai lavorando in questo momento?
Non mi piace parlare dei progetti in corso perché nel mio lavoro ci si basa sul lavoro altrui e su progetti ancora nel periodo di gestazione. Preferisco parlare di progetti completati e che siano pubblici. Condividerò che sono molto emozionato per i progetti che supervisionerò quest’anno e le sfide che essi rappresenteranno.

Quali sono le tue ambizioni per il futuro?
Continuare a migliorare come professionista su ogni progetto. Mai adagiarsi a ciò che si conosce già. Lavorare sempre nella creazione di spazi e relazioni di collaborazione dove l’arte e la capacità di raccontare una storia con il suono possano essere raggiunte e portate a un nuovo livello dai registi in collaborazione con i sound designer. E, ultimo ma non meno importante, perché ritengo che sia molto rilevante, trasmettere quello che ho imparato nel mio percorso, aiutando le prossime generazioni di sound designer.

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